Violenza tra le mura
domestiche....come mi tutelo
?
di Natalia Maramotti
La violenza tra le mura
domestiche esercitata dal
partner, sia esso marito o
convivente, è un drammatico
fenomeno troppo spesso
rimosso dai mezzi di
informazione. Un tempo era
considerata un legittimo
strumento di correzione
all'interno della relazione
tra moglie e marito, ma
anche quando la sua
legittimazione è venuta meno
è rimasta l'erronea
convinzione che si tratti di
una "questione privata".
Con la legge 4 aprile 2001
n. 154, intensamente voluta
dalle donne giuriste e non,
impegnate nei Centri
Antiviolenza diffusi su
tutto il territorio, si è
data una risposta in termini
normativi alla necessità
pratica di avere uno
strumento che potesse
separare rapidamente il
destino della donna vittima
di violenza da quello del
carnefice, fosse esso marito
o convivente. Il Codice
Penale già prevedeva diverse
fattispecie di reato quali
le ingiurie, le percosse, la
violenza privata o i
maltrattamenti in famiglia;
con l'entrata in vigore
della legge 154/01 tuttavia
attraverso la previsione
dell'allontanamento dalla
casa familiare di mariti o
conviventi violenti, per
effetto di una decisione
rapida del giudice, si è
giunti, almeno negli intenti
ideali del legislatore, ad
un'effettività e
tempestività della tutela.
Cosa fare nel caso una donna
subisca violenza tra le mura
domestiche? Qualora gli
episodi di violenza siano
isolati, è previsto che sia
la donna a dover presentare
querela entro 3 mesi dal
giorno in cui la violenza è
stata agita; grazie a questo
si apre un procedimento
penale a carico del suo
aggressore. Se invece gli
episodi di violenza sono
numerosi e continuati, ossia
sono maltrattamenti, è con
la denuncia alla Polizia o
ai Carabinieri che inizia il
procedimento, che continua a
prescindere dalla volontà
della donna maltrattata di
punire il suo aggressore. E'
bene ricordare che la
denuncia può essere fatta
anche quando delle
aggressioni sono vittime i
figli o altri membri della
famiglia con cui la donna
convive. Solo le percosse
sono maltrattamenti puniti
dalla legge? Ovviamente no.
Accanto ai maltrattamenti
fisici, quelli che provocano
lesioni solitamente ben
rilevabili, sono da
considerarsi maltrattamenti
anche quelli morali e
psicologici, ossia tutte
quelle condotte agite dal
coniuge o dal convivente che
provochino scherno,
umiliazione e consistano in
atti di disprezzo e di
lesione della reputazione
della donna. Si può
denunciare il marito o
convivente anche per aver
costretto la moglie o la
convivente, oppure un altro
componente della famiglia,
con la violenza o con una
minaccia, anche non
esplicita, a fare o a non
fare qualcosa, ad esempio a
non uscire di casa o a non
usare il telefono. Quando si
verificano episodi di
maltrattamento è importante
recarsi prima possibile in
ospedale affinché venga
certificato lo stato di
salute della donna e le
lesioni fisiche o
psicologiche subite. Anche
se non esistono segni
visibili di violenza è
comunque determinante che un
medico rilevi lo stato di
paura e agitazione che è
connesso alla situazione
subita nell'ambito della
relazione con il coniuge o
il convivente.